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Imperfetti In Corso
Di tutto un pò

“Posso perdonare un errore, non una bugia scelta”.

Sono una persona che, quando tiene a qualcuno, difficilmente riesce a dare a metà.

Se una persona ha bisogno di me, ci sono.
Ascolto, cerco di capire, provo ad aiutare anche quando magari avrei già abbastanza pensieri miei. Non lo faccio per sentirmi dire grazie e nemmeno perché mi aspetto qualcosa in cambio. Lo faccio perché sono fatta così.

Credo molto nell’amicizia, forse anche più di quanto sarebbe conveniente certe volte.

Credo nel dialogo e non ho paura delle discussioni. Se non sono d’accordo lo dico, anche chiaramente. Non sono il tipo che sorride davanti e poi parla dietro. Preferisco una discussione vera a dieci sorrisi falsi.

E se mi accorgo di aver sbagliato, chiedo scusa.

Non considero le scuse una sconfitta. Anzi, secondo me bisogna avere molta più personalità per dire “ho sbagliato” che per arrampicarsi sugli specchi pur di avere ragione.

Non sono nemmeno particolarmente permalosa. Una frase detta male, una giornata storta, una discussione accesa possono capitare a tutti. Posso arrabbiarmi, certo, ma mi passa.

Ci sono però due cose sulle quali faccio molta fatica a tornare indietro: essere presa in giro e scoprire una bugia detta consapevolmente.

Perché un errore può capitare.

Una bugia costruita, invece, è una scelta.

Quando mi accorgo che qualcuno mi guarda negli occhi — anche metaforicamente — e decide volontariamente di raccontarmi qualcosa che non è vero, cambia qualcosa dentro di me.

Non è nemmeno rabbia.

È fiducia che si spegne.

E quando perdo la fiducia in una persona, difficilmente riesco a guardarla come prima.

Posso anche perdonare. Posso non portare rancore. Posso arrivare perfino a comprendere perché abbia mentito.

Ma comprendere non significa necessariamente voler continuare quel rapporto.

Forse questo è il lato più netto del mio carattere: posso dare tantissimo, avere pazienza, discutere, chiarire, ricominciare.

Ma quando capisco che qualcuno ha scelto di prendermi in giro, so anche chiudere una porta definitivamente.

Qualcuno potrebbe chiamarlo orgoglio.

Io lo chiamo rispetto per me stessa.

Perché essere buoni non significa essere ingenui. Essere disponibili non significa accettare tutto. E voler bene alle persone non significa permettere loro di giocare con la nostra fiducia.

Ho imparato che posso continuare a essere quella che sono: presente, sincera, disponibile, capace di chiedere scusa.

Senza per questo dover concedere infinite possibilità a chi dimostra di non meritare nemmeno la prima.

Do tanto. Ma la mia fiducia non è un giocattolo.
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